“PLEASE, TELL ME MORE”. Ovvero, l’arte del Networking in Silicon Valley

Dina Galano

Cosa ti ha portato qui? Cosa ti appassiona? Su quali problemi stai lavorando? Cosa faresti se ti capitasse di… e soprattutto, per favore, dimmi di più di te.

Frasi semplici che aiutano a rompere il ghiaccio. Se riesci a pronunciarle con la giusta intenzione, ti aiuteranno a tenere viva la conversazione con una persona che, assolutamente, non conoscevi prima e che, chissà, un domani, potrà cambiarti la vita.

Cosa dire e cosa fare durante un evento di networking non è un fatto accidentale.

È la prima lezione di vita che ti trasmettono in Silicon Valley.

Perché, qui, il networking conta più che in qualsiasi altra parte del mondo. Perché è così che si trovano partner, idee e soprattutto soldi.

Ciò spiega perché i “networking events” si presentino come momenti molto ben pianificati, organizzati con temi e contenuti precisi, speakers e panel di discussione.

C’è sempre un focus centrale che giustifica il fatto di esserci. Un giorno discutono di innovazione. Un altro, di intelligenza artificiale. Un po’ ovunque, citano il “garage” dove tutto è iniziato.

Il networking vero si svolge prima e subito dopo: il tempo della chiacchiera si accompagna con cibo e un bicchiere di birra.

Per questo il consiglio di Francine Gordon, docente alla Santa Clara University, è quello di prepararsi prima.

Visualizza come sarà la conversazione, dice. Magari immagina la location dove ti troverai. Prova a sapere chi saranno i partecipanti, con chi potrai intrattenerti. Preparati alcune domande chiave.

Una volta arrivato all’evento di networking, sii assertivo. Sorridi. Mostra interesse.

Non solo a parole, però. È tutto il linguaggio del corpo che può determinare il successo di un incontro. Perciò, tieni sempre gli occhi fissi sulla persona che hai davanti e vedrai che in cambio riceverai fiducia.

Hai pochi attimi per convincere chi hai davanti che anche tu puoi rappresentare un’opportunità.

Quindi, rimani concentrato su ciò che tu puoi dare al tuo interlocutore: scoprirai che è molto più efficace che focalizzarsi su ciò che desideri ricevere.

Ogni tanto fai delle pause, perché il silenzio apre la conversazione.

Rivolgiti all’altro con il suo nome proprio. Non importa che vi conosciate da appena qualche istante. Se c’è stata empatia, se si è creato un contatto, qui si è soliti lasciare volentieri il biglietto da visita. Meglio se con una nota scritta a mano, che ricordi il momento in cui vi siete incontrati o l’oggetto della vostra conversazione.

E quando tutto è finito, e torni a casa, ricordati che hai 48 ore di tempo per rifarti vivo.

Il follow up prima arriva, più è gradito. Basta una richiesta di contatto su Linkedin oppure una mail per consolidare la relazione.

Francine ti invita a rielaborare a mente fredda ciò che hai vissuto, quello che ha funzionato e soprattutto quello che è andato storto. La prossima volta certamente andrà meglio.

Il networking è un’arte, afferma, e l’arte non si improvvisa.